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1 - Ricchezza di boschi

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Laris, pez e pin, fa le spese ai Cadorin
Larici, abeti e pini fanno vivere i Cadorini


 

Il Cadore, rinomato fino al secondo dopoguerra per i suoi boschi e per le innumerevoli segherie alimentate dalle acque del Piave e dei suoi affluenti, presenta un ininterrotto susseguirsi di abetaie che ormai prendono il sopravvento sui pascoli. Se delle segherie rimangono talvolta solo i ruderi, il legno è ovunque: nelle fontane, nei fienili, nelle case, come quelle di Sappada/Plod'n, una comunità di origine carinziana, alle sorgenti del Piave, dove si parla ancora un dialetto tedesco. Il paese ha una struttura insediativa a borgate, con abitazioni plurifamiliari. I rustici, in genere separati dall'abitazione, sono dotati di poggioli e stanghe per l'essiccazione dei piselli e dei cereali. Qui, come nel Comelico, sono presenti rituali carnevaleschi di grande interesse. I cortei di maschere per tre domeniche consecutive (domenica dei poveri, dei ricchi e dei contadini) si snodano lungo le borgate, preceduti dai Rollate: uomini imponenti, vestiti di pelliccia e provvisti di pesanti campanacci (rollen) e di una scopa, che spaventano i partecipanti, rincorrendoli. Le maschere lignee e i costumi più significativi del Carnevale sono esposti (nel periodo primaverile-estivo) nella Casa-museo di borgata Cretta, un esempio interessante di abitazione contadina con gli arredi originali. Notevole è la pala da neve scavata in un unico tronco di faggio. Nel Museo etnografico "Giuseppe Fontana" sono invece conservati numerosi altri reperti relativi al lavoro, alla vita quotidiana e alla religiosità della comunità sappadina. Nella borgata Fontana è visibile una grande struttura lignea per seccare i cereali.

 

Casa Cretta, Sappada e seccatoio da fave, Davedino di Livinallongo
Casa Cretta, Sappada (1999)Seccatoio da fave
Davedino di Livinallongo (1996)

 

Anche i Carnevali del vicino Comelico appaiono molto articolati e ancora pieni di suggestioni. Ogni frazione ha il proprio corteo di maschere con personaggi ben caratterizzati come i matazins e il lachè, muniti di copricapi coloratissimi ed elaborati, nastri e scialli o come le mascri da bela e le mascri da vecia con i volti coperti da maschere di legno. Il corteo invade le strade, esibendosi in danze eleganti, sulle note di musiche tradizionali. Una documentazione sui carnevali del Comelico, con l'esposizione di alcuni costumi carnevaleschi, si trova nel Museo Etnografico "La stua" di Casamazzagno. Di particolare bellezza i volti lignei. Il museo, che prende il nome dalla stanza foderata in legno dove la famiglia trascorreva l'inverno al tepore della stufa in muratura, presenta una ricostruzione degli ambienti tipici delle case del Comelico e dei cicli di lavoro più significativi. Il museo di Casamazzagno è una cellula del sistema museale del Comelico, che comprende anche il piccolo Museo "La fudina" di Dosoledo e il Museo della cultura alpina del Comelico di Padola. Nel primo è esposta l'intera strumentazione della "Fudina dei fauri": dal tornio al trapano a trazione manuale, dalle cesoie a leva alle bordatrici e alle piegatrici. Questi oggetti testimoniano l'evoluzione di un'attività molto diffusa in Comelico, quella dei fabbri calderai ambulanti, conosciuti ben lontano dai confini del loro territorio. Nel Museo di Padola invece sono ricostruiti alcuni cicli produttivi tradizionali, mediante oggetti, fotografie e modellini dettagliati dell'artigiano Alberto De Bettin.

Modellino di fucina - Museo di Padola

Modellino di fucina, Museo di Padola