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2 - Riflessi di pietre

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L'itinerario inizia da Perarolo, importante punto di raccolta del legname, dove sorgeva il cidolo, ponte con saracinesche per regolare l'adunata e la sortita dei tronchi. Questi venivano legati in zattere, pronte ad iniziare un viaggio lungo e pericoloso che le avrebbe portate a Venezia. Costeggiando il fiume si arriva a Castellavazzo, un abitato compatto, le cui case di pietra, che si sviluppano in altezza, sembrano quasi un prolungamento delle rocce su cui si innestano. Nelle vicinanze del paese sono visibili le cave di calcare rosso e grigio, che hanno fornito agli abili scalpellini del luogo la materia prima per la costruzione degli edifici e per scolpire portali, mascheroni, fontane. A testimonianza di queste attività secolari è stato allestito in paese un piccolo Museo degli scalpellini, che racchiude gli strumenti per l'estrazione dalle cave e per la lavorazione dei materiali lapidei, sia a scopo edilizio che decorativo.

Bassorilievo. Cimitero di Castellavazzo

Bassorilievo. Cimitero di Castellavazzo

Di notevole interesse un antico trapano per la pietra e numerosi manufatti che evidenziano la perizia dagli artigiani di Castellavazzo. Di fronte al paese, sul versante orientale del fiume, sorge il porto fluviale di Codissago, da cui provenivano la maggior parte degli "zattieri ligadori", coloro che costruivano le zattere, recandosi a piedi fino a Perarolo.

Preziose testimonianze sulla fluitazione del legname lungo il Piave e sull'attività dei zatèr e dei menadàs si trovano nel Museo degli zattieri del Piave. Da segnalare i modellini delle zattere, anche di altri paesi d'Europa, del cidolo di Perarolo, del battipalo usato per conficcare i tronchi nel greto dei Piave. Nelle sezioni espositive si possono vedere gli strumenti per allestire le zattere e gli anger/landier, lunghe pertiche uncinate con cui si spostavano i tronchi nell'acqua. Il museo possiede un archivio fotografico e una piccola biblioteca specializzata. All'esterno dell'edificio è stata ricostruita una sega alla veneziana del secolo XIX, proveniente dal Cadore.
Ritornando sulla strada principale si arriva a Longarone. Nel Museo del Vajont sono esposti anche oggetti riferibili alla vita quotidiana e al lavoro delle comunità annientate dall'acqua fuoriuscita dalla diga. Da Longarone si prosegue verso la Valle di Zoldo. In località Soffranco si trovano due mulini a forza idraulica, funzionanti fino agli anni sessanta.

 

Trapano da pietra. Museo di Castellavazzo

Trapano da pietra. Museo di Castellavazzo