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... e bachi da seta

Co te é pers dal Mazzarol, voltete 'na manega
Quando il Mazzarol ti fa perdere l'orientamento, voltati una manica


 

  De Sant'Isepo, i cavalier sote 'l leto
A San Giuseppe i semi del baco da seta nel letto
(per favorirne la schiusa col calore)



 

Da Pian del Cansiglio si può scendere, attraverso il passo della Crosetta, a Fregona dove si trovano le grotte del Caglieron, in parte originate dall'attività estrattiva, e l'edificio di un vecchio mulino attualmente in corso di restauro. Da qui si prosegue per Vittorio Veneto, da dove è possibile una deviazione interessante verso la Valmareno.

Le grotte del Caglieron. Fregona (1997)
La madonna delle gallette. Stampa remondiniana
Le grotte del Caglieron.
Fregona (1997)
La madonna delle gallette.
Stampa remondiniana

 

A Revine è visitabile, su richiesta, il Museo delle arti e mestieri delle Prealpi trevigiane, collezione privata di Giorgio Giorgi, sistemata in due vecchie stalle ristrutturate. I moltissimi oggetti esposti documentano vari aspetti della vita contadina e dei lavori artigianali. Suggestiva è la ricostruzione della bottega di generi alimentari e della farmacia. Alcuni strumenti rimandano a cicli produttivi che hanno fortemente connotato l'economia del territorio di Valdobbiadene, della Valle di Soligo e dei distretto di Vittorio Veneto: la coltivazione della vite e del castagno e l'allevamento del baco da seta. In prossimità della piccola frazione di Bareda troviamo il troi dei Mazarol, un ripido sentiero, dove gli avvistamenti di questo folletto che faceva perdere nel bosco, erano particolarmente frequenti. Una peculiarità del Mazarol di Revine era quella di essere sposato con Bio, donna alquanto esigente e scarsamente propensa a perdonare al marito scherzi e malefatte.

Nella vicina Cison di Valmarino, dove si svolge ogni anno in agosto una vivace mostra dell'artigianato, è stato progettato un percorso di valorizzazione di manufatti collegati allo sfruttamento delle acque del torrente Rujo, che taglia a metà il paese. Mulini, magli, lavatoi, abbeveratoi si affiancavano alle filande ad acqua, a fuoco e a vapore, attive nell'Ottocento. Segni significativi dell'industria della seta nel paesaggio (superstiti gelsi contorti e nodosi, canalizzazioni sapienti delle acque, opifici ormai deserti) si leggono ancora nel territorio vittoriese.

A Vittorio Veneto si può visitare, in una ex filanda, il Museo del baco da seta, in cui sono documentate le diverse fasi di allevamento dei bachi (i cavaliér), le operazioni e gli strumenti necessari per l'ottenimento dei bozzoli (galéte). Quelli prodotti nelle montagne del vittoriese erano molto ricercati, come pure il seme che veniva smerciato in tutto il Veneto e anche fuori regione. Lungo il corso del Meschio sono ancora visibili numerosi mulini e opifici a forza idraulica.

Da Vittorio Veneto si può raggiungere in breve tempo Godega di Sant'Urbano, dove, su richiesta, è visitabile la Collezione Feletti esposta negli scantinati della scuola media. La mostra, che intende illustrare aspetti di vita quotidiana e cicli lavorativi della società contadina dell'area, è strutturata per settori, alcuni dei quali corredati da pannelli esplicativi. Sono ricostruiti gli ambienti più importanti della casa, come la cucina e la camera da letto e le botteghe artigiane (fabbro, calzolaio, falegname). Una buona parte di oggetti si riferisce al lavoro agricolo.