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5 - Antichi borghi

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L'itinerario, che si snoda in buona parte lungo la sinistra Piave, parte da Mel, cittadina con case pregevoli posta su un colle. In prossimità della piazza Luciani, dove è visitabile la Locanda al Cappello, attiva a partire dal secolo XVII, si trova l'officina dei Lorenzet, che conserva tutta l'attrezzatura per la lavorazione del ferro e una grande pietra molare per l'affilatura delle lame. L'officina produceva soprattutto ferri per gli scarponi e strumenti per il lavoro agricolo.

Angelo, girandola da camino.

Angelo, girandola da camino.
Collezione etnografica del Gruppo folkloristico trevigiano

Il territorio circostante presenta interessanti esempi di case rurali in pietra, con il tetto molto spiovente. A Farra di Mel, in località Puner, è ancora visibile il mulino del Bel, per i cereali. Prima di arrivare a Lentiai è consigliabile una deviazione verso il castello di Zumelle, passando per Bardies e Tiago. Gli abitati, come quelli vicini di Colderù e Cordellon, conservano ancora l'assetto di borghi rurali, con stalle fienili, pollai, porticati. Nella zona sono inoltre presenti numerosi capitelli e chiesette, come quella di Bardies con gli affreschi di Sant'Antonio Abate protettore degli animali o quella di Colderù con l'affresco quattrocentesco dell'ultima cena.


A Lentiai è aperto su richiesta il Museo Civico etnografico, ubicato nello stabile della biblioteca. L'edificio ospita, in due stanze, la collezione di oggetti di Flavio Tremea, che documentano vari aspetti dell'attività agricola, lattiero-casearia e artigianale della zona. Interessanti alcuni oggetti di vimini, come ad esempio il vaglio e la nassa per le rane e la collezione di foto d'epoca.

Vaglio di vimini. Museo civico etnografico di Lentiai

Vaglio di vimini.
Museo civico etnografico di Lentiai

Costeggiando le sponde della Piave, si superano gli abitati di Cesana, dove esisteva un importante "passo barca", Marziai, paese di carbonai, Caorera luogo di approdo, vicino alla chiesa di San Gottardo (patrono dei traghettatori), per le imbarcazioni, in attività fino agli anni sessanta. Una di queste è conservata nel locale Museo del Piave (guerra 1915-1918). Arrivati a Vas si possono vedere gli edifici e il sistema di vasche esterne della cartiera, funzionante già nel secolo XVII.


Una volta lasciata alle spalle la stretta di Quero, con il fortilizio di Castelnuovo, luogo di un altro importante "passo barca", la Piave si allarga, le "grave" si espandono e il paesaggio si addolcisce. Cominciano le colline e i pendii coperti di vigneti di Valdobbiadene, Bigolino e Vidor, che producono frizzante prosecco. A Covolo, di fronte a Vidor, in località Barche, esiste ancora un anello di ferro "s'cionèla" per l'attracco delle imbarcazioni. Le rivalità tra i numerosi passi barca sono menzionate in un blasone popolare conosciuto nella zona: O Signor da Vidor ciolé la barca e vegnéme a cior; che quel da Zian l'é n poro can; quel da Bigolin l' é massa picenìn; quel da Col no l me vol e de quel de Onigo no me fido! (o Signore da Vidor, prendete la barca e venitemi a prendere; che quello di Ciano è un poveraccio; quello da Bigolino è troppo piccolino; quello di Covolo non mi vuole e di quello di Onigo non mi fido!).