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Morbide farine

  Quando la barba trà al bianchin,
assa la dona e trate al vin


Quando la barba comincia a diventare bianca,
lascia la donna e datti al vino



 

Tra Colbertaldo, Moriago e Sernaglia si estende l'area dei cosiddetti Palù del Quartier di Piave, zona bonificata dai Benedettini nell'XI sec., di notevole interesse naturalistico, dove è possibile osservare un'originale disposizione delle siepi frangivento, con tripla disposizione vegetazionale, e resti dei lastroni di pietra che facevano da diga nei fossati per facilitare la pesca di anguille e gamberi. Ai palù e alla loro evoluzione storica è dedicata una sezione espositiva nel Centro di educazione ambientale di Fontigo. Proseguendo verso Pieve di Soligo sono ben visibili, nel paese, la ruota a pale in ferro del mulino e il sistema di canali e paratoie sul torrente Soligo. Lungo il breve canale artificiale che porta l'acqua alla ruota sono presenti due pietre rettangolari, probabilmente antichi lavatoi. Di fronte alla ruota idraulica, sulla parete dell'albergo San Martino, sono murate tre lapidi rispettivamente del 1648, 1686 e 1850, riportanti il livello raggiunto dall'acqua durante memorabili piene. Un esempio integro di mulino da cereali a forza idraulica si trova nella vicina Refrontolo.

 

Ruota di ferro del mulino. Pieve di Soligo  (1999)
Molinetto della Croda. Refrontolo (1999)
Ruota di ferro del mulino.
Pieve di Soligo  (1999)
Molinetto della Croda.
Refrontolo (1999)

 

Collocato in una posizione suggestiva, in prossimità di una cascatella, il cosiddetto Molinetto della Croda, di origine seicentesca, era azionato dalle acque del torrente Lierza. Le farine che si ottenevano con le macine di pietra servivano per la preparazione di gustose polente, immancabili in ogni casa contadina e ancora oggi molto apprezzate in tutto il Trevigiano, e di grandi pani cotti nei forni a legna, tuttora visibili all'esterno di qualche abitazione rurale. Panevin (pane e vino) è anche il nome di un rito di fuoco che si svolge la vigilia dell'Epifania in molti paesi della Marca Trevigiana. Intorno a grandi fuochi si traggono pronostici sui raccolti a seconda della direzione delle faville e si canta: Che Dio ne dae la sanità e Pan e vin!
Molti strumenti riferibili alla molitura e alla vinificazione sono conservati nel Museo dell'uomo di Susegana, realizzato nel 1972 da Alberto Cosulich. Gli edifici di una Casa colonica tradizionale, in cima ad una collina coltivata a vigneto, ospitano una collezione etnografica di grande interesse. Il fondatore ha reperito nelle Tre Venezie oggetti significativi, organizzandoli per settori tematici o per tipologie. Sono Presenti alcune ricostruzioni di ambienti (cucina, camera da letto, cantina) e sezioni sugli strumenti e le tecniche agricole. Un intero edificio a tre piani ospita invece un'originale documentazione sui lavori artigianali (dalla ricamatrice al farmacista, dallo spazzacamino al tipografo-rilegatore, dal sacrestano al sigarettaio).

Imbottigliatrice. Museo dell'uomo di Susegana

Imbottigliatrice.
Museo dell'uomo di Susegana

Sicuramente gli oggetti più pregevoli, esposti in una mostra permanente, sono alcune macchine ingegnose, spesso con ingranaggi di legno, che si riferiscono a un arco temporale compreso tra i secoli XVI e XIX: torchi provenienti da varie regioni italiane, foratrici, presse, molinetti per uso familiare. Interessante è anche la sezione di strumenti provenienti dal nord Europa che non sono penetrati nella nostra civiltà.