English (United States) français (France) Deutsch (Deutschland) italiano (Italia) español (España) português (Portugal) русский (Россия) 中文 (中国)
6 - Terre e acque

Ingrandisci l'itinerario in una nuova finestra

 

Seguiamo nel nostro itinerario il corso del fiume, che dopo Ponte di Piave, un tempo porto fluviale per l'attracco delle zattere, comincia a diventare lento e profondo. Nell'ansa di Zenson ultima tappa degli zattieri, che poi affidavano le zattere legate insieme in molte unità ai flussi di marea e alla forza dei muli che le trainavano dalle rive, c'era un "passo barca" che collegava questo luogo a Salgareda. Nell'Osteria alla Bersagliera, situata proprio dirimpetto alla vecchia strada del "passo barca" di Zenson, a Romanziol, sono presenti alcuni oggetti di cultura popolare e numerose foto d'epoca riferite alla Piave, ai cavatori di ghiaia e alle imbarcazioni fluviali nel porto di Noventa di Piave. "A Piave Bassa", che qui diventa una vera e propria strada d'acqua, era infatti solcata, fino al secondo dopoguerra, da burci (burchi), burchielle e peate per il trasporto di merci (derrate alimentari, strame per governare il bestiame, mattoni e tegole, ghiaia dalle grave) e da piccole barche da pesca, (mascaréta, sandalo, fagaròto), s'ciopón per la caccia alle anitre, barcaròl per il trasporto delle persone.

 

Porto di Noventa. Inizi del '900
Osteria La Bersagliera. Romanziol di Noventa di Piave
Porto di Noventa. Inizi del '900
Osteria La Bersagliera. Romanziol di Noventa di Piave

 

Oggi di questo porto affollato di natanti, comprese le caorline che portavano il pesce da Caorle e i bragozzi carichi di verdure di Chioggia, restano tracce molto labili. Sono invece ancora presenti alcuni elementi che rimandano alle attività di estrazione della ghiaia, come i resti di un frantoio in cemento nel Parco fluviale del Piave e le casette dei cavatori di ghiaia a Ca' Memo. Questa schiera di abitazioni vicino all'argine, che formano un unico grande edificio allungato, viene definita localmente "el treno". Lungo le sponde del fiume si possono inoltre seguire, perché recentemente ripristinati, i sentieri (restère) dai quali uomini e animali trainavano a mezzo di lunghe funi le imbarcazioni. Sempre costeggiando le rive, dopo aver superato un isolotto circondato di canne palustri, si arriva a un altro importante "passo barca" che congiungeva il paese con Fossalta di Piave, dove un itinerario naturalistico consente di percorrere gli antichi argini di San Marco. Oggi il collegamento tra le due sponde è garantito da un ponte di barche. C'è da ricordare che la gestione dei traghettamenti, specialmente in tempo di guerra, era in mano alle donne, testimoni di eventi tragici sulle acque di un fiume spesso causa di morte e di distruzione. Si giunge quindi a San Donà di Piave, centro propulsore delle attività di bonifica del Basso Piave. Le sistemazioni idrauliche iniziate con la Serenissima, continuarono nel secolo XIX con il prosciugamento meccanico dei terreni paludosi; ma fu soprattutto nella prima metà del Novecento che la bonifica di vasti territori compresi tra Sile e Livenza fu portata a termine e si attuarono in forma organica l'appoderamento e la valorizzazione agraria. Il paesaggio subì dunque radicali modifiche: le aree palustri e vallive dove si raccoglievano strame e canna per arelle, graticci e stuoie vennero trasformate in campi di avena, frumento, trifoglio e granoturco e in vigneti. Gli insediamenti, quasi assenti fino al sec. XIX, vennero assumendo connotazioni diverse a seconda se si trattava di aziende in economia o a mezzadria.